Intervento cataratta - Quanto si opera?

La tecnica tradizionale e quella con il laser

A cura della Dr.ssa Maddalena Forti - Tel. +39 3474752503

Cos’è la cataratta?

Il termine cataratta indica qualsiasi tipo di opacizzazione del cristallino. La cataratta è dunque la perdita parziale o totale della trasparenza del cristallino. Le opacità, totali o parziali, possono assumere diversa forma o localizzazione all’interno del cristallino, determinando così conseguenze funzionali e quindi sintomi per il paziente assai diversi. L’intervento di asportazione della cataratta coincide, dunque, con l’asportazione del cristallino opacizzato.

Cos’è il cristallino?

Il cristallino, è una struttura contenuta all’interno dell’occhio, a forma di lenticchia, priva di vasi sanguigni e di nervi, la cui unica funzione è quella di lente; si trova dietro l’iride, sospeso grazie a fibrille di collagene dette fibre zonulari, a loro volta collegate al muscolo ciliare.

La funzione di questo muscolo è quella di modificare la curvatura del cristallino e consentire così la messa a fuoco degli oggetti a varie distanze. Questo processo di focalizzazione avviene quindi appunto grazie al fenomeno dell’accomodazione consentito dal cristallino. In seguito all’intervento di asportazione della cataratta, quindi, questa funzione viene persa.

L’accomodazione con il passare degli anni tende comunque a modificarsi, riducendosi progressivamente dopo i quarant’anni, dando così origine alla presbiopia, ovvero, la necessità di mettere occhiali da lettura per coloro che non li hanno mai indossati prima.

A chi e quando viene la cataratta?

Esistono molte categorie di cataratta; tuttavia, la forma di gran lunga più frequente è la cataratta della persona anziana e cioè la cataratta acquisita o senile, in quanto si presenta nell’età avanzata, seppur con notevole variabilità.

Ogni opacità del cristallino che compare entro il primo anno d’età viene invece definita congenita. Queste forme sono fortunatamente molto meno frequenti, possono essere ereditarie e necessitano di un trattamento estremamente tempestivo nei primi mesi di vita se si vuole consentire il corretto sviluppo della capacità visiva.

Quali sono le cause della cataratta?

La forma più frequente di cataratta, quella senile, è dovuta ad un progressivo invecchiamento delle strutture del cristallino; tuttavia l’evoluzione della cataratta è anche correlata allo stile di vita. Recenti studi epidemiologici dimostrano uno stretto legame tra il fumo ed il precoce nonché rapido sviluppo della cataratta.

Altro fattore di rischio consiste nell’esposizione ai raggi ultravioletti, per cui è sempre raccomandato l’utilizzo di occhiali da sole con filtri adeguati.

Altre cause di insorgenza della cataratta sono il consumo eccessivo di alcool, terapie cortisoniche prolungate, il diabete ed i traumi diretti dell’occhio.

Quali sono i sintomi della cataratta?

Il sintomo principale della cataratta è una riduzione progressiva della capacità visiva; poiché il cristallino non presenta vasi sanguigni né innervazione, la cataratta non provoca mai dolore né segni di infiammazione (arrossamento dell’occhio, edema delle palpebre o chemosi della congiuntiva).

La capacità visiva si riduce in vari modi: inizialmente la persona con la cataratta può non rendersi nemmeno conto dell’abbassamento della propria vista in quanto avviene in maniera estremamente lenta e progressiva; col passare del tempo la riduzione della capacità visiva può aumentare dando vere e proprie difficoltà visive o necessità di cambiare frequentemente gli occhiali, fino ad arrivare, nei casi più evoluti ed ormai rari, alla sola percezione della luce.

Vista normaleVista normale

Visione con catarattaVista con cataratta in fase iniziale/intermedia

Vista con cataratta in fase avanzataVista con catarratta in fase avanzata

 

Il segno premonitore di una cataratta può essere la variazione della refrazione, e cioè la necessità di dover modificare la correzione dell’occhiale in uso in senso miopico; questo perché il cristallino con la cataratta inizialmente si gonfia modificando la sua curvatura ed anche appunto il suo potere refrattivo.

Talvolta queste modificazioni refrattive fanno sì che il paziente presbite (cioè che ha bisogno degli occhiali per leggere) noti un miglioramento della propria presbiopia con, inizialmente, il recupero, transitorio della possibilità di leggere senza occhiali.

In seguito compaiono riduzioni della capacità visiva più o meno accentuate, accompagnate da fenomeni di diffrazione, distorsione delle immagini, abbagliamento in condizioni di luce intensa, visione di aloni, riduzione della sensibilità al contrasto, difficoltà nella distinzione dei colori, disturbi durante la guida notturna per la visione di aloni intorno ai fari.

Qual è la terapia per la cataratta?

La terapia della cataratta è esclusivamente chirurgica e consiste nell’intervento di facoemulsificazione con impianto contemporaneo di lente intraoculare.

 

L’intervento della cataratta si svolge in quattro step:

  1. incisione corneale
  2. capsulotomia anteriore che consiste nel creare un’apertura circolare sulla capsula anteriore del cristallino
  3. rimozione del nucleo catarattoso dopo frammentazione del cristallino con ultrasuoni
  4. impianto della lente intraoculare

L’impianto di una lente intraoculare è fondamentale per sostituire il potere diottrico prima esercitato dal cristallino; potendo scegliere il potere della lente intraoculare da impiantare, è possibile correggere difetti refrattivi esistenti prima dell’avvento della cataratta (miopia, ipermetropia); con l’avvento delle lenti toriche, è oggi possibile correggere anche difetti astigmatici.

Negli ultimi anni sono state studiate ed impiantate anche lenti multifocali, in grado di consentire, dopo l’intervento, una buona visione sia da lontano che per vicino; tuttavia è necessaria una buona selezione dei pazienti ai quali proporre questo tipo di lente.

Cosa comporta l’intervento di cataratta?

L’intervento di cataratta è l’intervento chirurgico più eseguito al mondo.

È una prestazione ambulatoriale, perciò non richiede giorni di degenza in ospedale.

Prima dell’intervento è necessario un day-hospital in cui viene eseguita una visita oculistica completa di biometria: un esame indolore che serve per scegliere il potere della lente che verrà inserita nell’occhio; nel corso del day-hospital viene eseguito anche un prelievo di sangue ed una visita internista per accertare le condizioni di salute del paziente. Difficilmente si verificano condizioni che controindichino la possibilità di eseguire l’intervento.

Operazione catarattaIl più delle volte l’intervento di cataratta viene effettuato in anestesia topica, ovvero con la sola istillazione di collirio anestetico, senza punture, a paziente sveglio.
Non è un intervento doloroso e anche nelle ore immediatamente successive all’intervento non si sente generalmente dolore. La gestione postoperatoria consiste nell’istillazione di gocce di collirio come da prescrizione del chirurgo.

Il giorno successivo è prevista una visita di controllo a cui ne segue un’altra generalmente dopo 15-20 giorni. Per poter prescrivere un occhiale, laddove necessario, è necessario aspettare almeno 30-40 giorni.

Che differenza c’è tra la tecnica tradizionale e quella con il laser?

Recentemente è stato introdotto nella pratica chirurgica il laser a femtosecondi o femtolaser, in grado di standardizzare alcune tappe dell’intervento di cataratta; il fascio di luce laser infatti, guidato da un computer effettua alcune fasi dell’intervento che, nella tecnica tradizionale sono lasciate all’esperienza e alla manualità del chirurgo; il laser è quindi in grado, laddove sia possibile utilizzarlo, di ridurre la variabilità nell’esecuzione delle prime fasi dell’intervento, dovuta alla diversa esperienza dei chirurghi; tuttavia, nei casi più complessi, come cataratte evolute o molto dure, scarsa dilatazione della pupilla, presenza di opacità o irregolarità corneali ecc… l’utilizzo del laser non è consigliabile e la tecnica tradizionale rimane ancora il gold standard.

Quando ci si deve operare della cataratta?

Per fenomeni legati a processi di invecchiamento raramente il cristallino mantiene intatte le sue caratteristiche di trasparenza. Il cristallino va così incontro ad una progressiva opacizzazione che ha pertanto caratteri di evolutività; tuttavia queste modifiche sono estremamente variabili e non tutte le persone anziane necessariamente vanno incontro alla necessità dell’intervento.

Maddalena Forti

 

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